martedì 6 dicembre 2016

COMMENTO AL VANGELO 8 DICEMBRE

+ Luca 1,26-38


In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». 
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Dei quattro vangeli solamente quello di Matteo e quello di Luca hanno i primi due capitoli chiamati dell’infanzia di Gesù e i biblisti conoscitori della materia affermano che sono due capitoli aggiunti in seguito alla stesura dei vangeli. Insomma la stesura dei quattro vangeli è avvenuta tra i 65 anni e i 100 anni dopo la morte di Gesù partendo dalla sua vita adulta fino alla sua morte; in seguito, alla prima stesura nei testo matteano e lucano vengono aggiunti i due capitoli dell’infanzia con scopi celebrativi e congiuntivi con il primo testamento.
Questo brano del vangelo viene usato per giustificare il dogma dell’immacolata concezione del 1854, come meglio di me spiega padre J.Castillo:” Il dogma dell’Immacolata Concezione deve essere ri-pensato e re-interpretato. Perché è passato più di un secolo e mezzo dalla definizione di Pio IX (8.XII.1854). E durante questo tempo si sono modificati alcuni punti, che riguardano questa dottrina, che, per ciò stesso, deve essere compresa in altro modo. Nella festa dell’Immacolata, la Chiesa celebra il fatto che Maria, la madre di Gesù, non ebbe il peccato originale. Per questo, come è logico, per comprendere debitamente quello che significa questa festa, per primo si deve considerare quello che i teologi chiamano “peccato originale”. La teologia cristiana s’inventò la teoria del peccato originale perché, nell’antichità, si pensò che il racconto di Adamo ed Eva nel paradiso (Gn 3) è un racconto storico, nel quale si racconta come il primo uomo (e padre di tutti gli uomini) peccò e si allontanò da Dio. Il peccato di Adamo sarebbe stato il peccato originale “originante”. E per questo noi tutti figli di Adamo veniamo al mondo con il peccato originale “originato”, cioè, ereditato dai nostri padri. Oggi si sa che quello di Adamo non è una “storia”, ma un “mito”. Quello che con questo mito vollero dirci gli antichi è che il male esiste nel mondo, non perché lo volle Dio, ma perché l’uomo (Adamo) peccò. Cioè, il responsabile del male non è Dio, ma l’uomo. Oggi, tutto ciò è sottoposto ad una profonda revisione. E quello che è chiaro è che l’essere umano è un essere “limitato” ed inoltre “portato verso il male”. Questa limitazione e questa inclinazione sono quello che si può denominare con l’espressione “peccato originale”. Dire che Maria è «immacolata» è lo stesso che affermare che è stata l’unico essere umano che è venuta a questo mondo «non macchiata». Cosa che presuppone la comprensione del «peccato» come «macchia». Ma oggi sappiamo che questa è un’idea presa dalla magia antica, che in questo modo spingeva la gente al «regno del terrore» (Paul Ricoeur). Da questo deriva la paura nei confronti dei tabù legati all’impurità, alla sporcizia nella coscienza, nelle mani, nel sangue..”
Alla luce di ciò mi piace pensare a Maria (Myriam) come una buona madre di una numerosa famiglia che ha avuto in carico la formazione dei figli/e dal punto di vista religioso fino all’adolescenza, quindi penso che anche grazie alle sue parole e soprattutto al suo esempio Gesù ha gettato le basi per quello che poi ha fatto da adulto. Maria si è resa conto di avere un figlio speciale, si è resa conto di avere un figlio che avrebbe avuto una vita difficile, tanto è vero che tenta, insieme ai suoi fratelli, di dissuaderlo; ma poi accetta la sua scelta e lo accompagnerà fino alla fine.
Sergio


sabato 3 dicembre 2016

Commento al Vangelo domenica 4 dicembre

Matteo 3. 1-12
In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Il riferimento è quello classico a un uomo, Giovanni il Battista, che predicava nel deserto. Questo accenno introduttivo fa pensare al valore che può assumere un messaggio consegnato al deserto, ovvero a un contesto arido. E maggiormente a quali sono i nostri contesti di aridità. Il che ci rinvia a un altro passo della Bibbia: quello di Isaia che diventa lo sfondo o il piano di posa per il proseguimento di questo testo.
Troviamo inoltre l’espressione “voce di uno che grida nel deserto” che costituisce una sorta di anticipazione per la comprensione integrale del messaggio.
Chi esprime la necessità di giungere a una conversione, a un cambiamento di vita risulta isolato, non può contare sul seguito e sull’approvazione dei più.
L’appello alla coerenza esige una coerenza di vita, un rigore nelle scelte quotidiane. Questo credo sia il vero significato dell’insegnamento giovanneo. Accenni di questo tipo sono validi per qualunque momento della nostra esistenza, ma siamo chiamati in questo tempo particolare a darvi nuovo impulso, particolarmente se il flusso sociale nel quale siamo immersi non dà spazio alla necessità di ricercare conversione.
Proseguendo nella lettura del testo troviamo il rinvio a un battesimo, che obbligatoriamente deve essere meglio compreso, forse reinterpretato, vista la confusione che aleggia verso la reale comprensione di questo momento.
Personalmente suggerisco che una miglior ricerca battesimale potrebbe estendersi a far sì che la scelta cristiana diventi necessariamente una scelta adulta, consapevole, probabilmente minoritaria, ma attiva.
Segue un’invettiva ”Razza di vipere!…” che diventa facilmente riconducibile a noi, al nostro cheto vivere, al nostro esser tiepidi, a esser sale che ha perso la capacità di dar sapore con il nostro entrare nella vita. Non basta esser nati su terre bagnate dal Cristianesimo per esser seguaci del nazareno. I passi che seguono sembrano proseguire l’invito a una svolta di vita, pare non bastare il radicalismo pauperista del Battista a fronte del contatto con lo spirito e l’esempio di Gesù di Nazareth.
Se poi, da parte nostra avviene un tentativo di applicazione dei suggerimenti che si possono trarre dal testo preso in esame, certo che rimaniamo spiazzati alle parole di condanna sia del Battista sia del Cristo, sembrano disegnate apposta per noi, per il nostro stile di vita per molti versi frenetico che non riesce, tuttavia a non diventare inconcludente.


Walter

In vista del Natale

Cosí abbagliati dalle luci della festa, dai colori di belle scatole in vetrina.. Ma l'involucro è soggetto al deterioramento.. Del tempo e dell'uso.. E se non riusciamo a guardare al contenuto nuoteremo sempre nel mare della superficialità.. Perdendo la meraviglia degli abissi.

MR

giovedì 1 dicembre 2016

2 dicembre Torino Corso biblico

Domani, venerdì 2 dicembre, dalle ore 17,45 alle ore 19,15 a Torino in Via Principe Tommaso,4 il Corso biblico continuerà la lettura del Deuteronomio.

Gli incontri sono aperti a tutt*, per informazioni telefonare a Maria Zuanon 3497206529.