venerdì 20 aprile 2018

Solidarietà a don Alberto Vigorelli

“Vi sarà una sola legge, per voi e per lo straniero (Numeri 15, 16)”
Solidarietà a don Alberto Vigorelli querelato da Salvini e richiesta al Vicario Episcopale Patrizio Garascia di ritirare quanto ha detto

Nel novembre del 2016 Don Alberto Vigorelli, della Comunità parrocchiale di  San Francesco di Mariano Comense, disse durante l’omelia “O si sta col Vangelo o si sta con Salvini” a proposito dell’accoglienza allo straniero, dovere per ogni cristiano.

Salvini lo ha querelato per diffamazione.  La procedura giudiziaria, che don Alberto ha accolto con assoluta serenità, non si è fermata e si andrà a processo per decisione conosciuta in questi giorni.

Le Comunità cristiane di base della regione e “Noi Siamo Chiesa” esprimono la loro completa e partecipe solidarietà a don Alberto per questa sua presa di posizione durante la celebrazione eucaristica. Sperano che essa sia condivisa in modo esplicito da tante realtà associative del mondo cattolico e dall’arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini.

Sono deluse e amareggiate per la dissociazione  di monsignor Patrizio Garascia, vicario episcopale di Monza, dalle chiare ed evangeliche parole di don Alberto. A nostro avviso  questa sua opportunistica e calcolata prudenza politica contraddice il dovere cristiano di esercitare coraggiosamente il dovere della testimonianza,  giudicando esplicitamente  i fatti della cronaca e della storia sulla base dell’ irrinunciabile criterio evangelico della fratellanza universale proclamata dal Padre e accredita la liceità di quell'egoismo  sociale che papa Francesco non si stanca di additare come uno dei maggiori peccati dei nostri tempi.

Le parole di don Alberto ricordano interventi simili del Card. Tettamanzi che pure furono a suo tempo clamorosamente contraddetti da esponenti leghisti. 

Le comunità cristiane di base e “Noi Siamo Chiesa” ricordano il messaggio che ci viene ancora, dopo mille e seicento anni, dal comportamento del vescovo Ambrogio con l’imperatore Teodosio dopo l’eccidio di Tessalonica. 

Le parole di don Vigorelli sono scaturite da autentico amore anche per Salvini e i leghisti, non usando contro di loro -come vuole far credere Garascia- ma a loro favore (chiedendo autentica conversione all'amore cristiano) quel Vangelo che lo stesso  Salvini ha peraltro così ostentatamente (e ipocritamente) esibito durante il suo ultimo  comizio in piazza Duomo.

Le Comunità cristiane di Base della Lombardia e Noi Siamo Chiesa - Milano, 17 aprile 2018

giovedì 19 aprile 2018

20 aprile Torino Corso biblico

Domani, venerdì 20 aprile dalle ore 17,45 alle ore 19,15: incontro del Corso biblico di Torino (Via Principe Tommaso, 4),si concluderà la lettura dei Libri di Samuele.Gli incontri sono aperti a tutte/i, per informazioni telefonare a Maria Zuanon 3497206529.

mercoledì 18 aprile 2018

Uwa che non chiede l'elemosina in città

In silenzio, da qualche giorno, c'è un uomo che pulisce gratuitamente le strade dall'erba e lavora per migliorare l'aspetto della città. Si chiama Uwa Onaiwu, cerca un lavoro, e nel frattempo chiede se potete aiutarlo donandogli scope, ramazze e sacchetti

ALESSANDRIA -  Si chiama Uwa Onaiwu, viene dalla Nigeria, racconta di avere un permesso di soggiorno valido ancora per alcuni mesi, di trovarsi in Italia da due anni e di vivere in città da qualche settimana, ospite di un amico che abita in Pista.

La sua storia non è dissimile da quella di tanti suoi connazionali:partito per necessità e disperazione dal proprio Paese, oggi cerca una vita migliore

Nel frattempo però, si sta dando da fare per Alessandria, a titolo gratuito,perché come tutti ha bisogno di soldi, ma vuole ottenerli onestamente e non gli va proprio di chiedere l'elemosina. Così, Uwa, fisico prestante e giovane età, si è rimboccato le maniche e si è "inventato" un lavoretto. 

Nei giorni scorsi lo si poteva vedere lungo il perimetro della caserma Valfré,con la schiena costantemente piegata, intento a strappare tutte le erbacce lungo i muri, a mani nude o con l'aiuto di un piccolo coltellino

Uncartello poggiato a terra racconta ciò che sta facendo:parla pochissimo italiano, ma sa l'inglese e sta cercando un lavoro, come giardiniere, uomo delle pulizie, lavapiatti,gli va bene tutto, purché sia onesto.

Nel frattempo, annuncia, "terrò pulite le vostre strade. Sono ben accette buste, scope e palette, nonché monete da 50 centesimi",una richiesta modesta, da elargire come ringraziamento per il lavoro di pulizia svolto. 

"Appena arrivato ho iniziato a girare per capire la città e cercare un lavoro - ci racconta - perché vorrei integrarmi qui e non voglio chiedere l'elemosina.Ho visto cheè una bella cittàma ci sono molte erbacce che crescono lungo i marciapiedi, così ho pensato che fosse ancora più bella senza,chiedo aiuto per sistemarla". 

Le persone gli passano vicine piuttosto incredule, c'è chi è diffidente e chi invece apprezza, e gli ha già portato qualche attrezzo per pulire.
"Il mio numero di telefono è 3510759361, chiamatemi se potete offrirmi un lavoro". 

Intanto prosegue nella sua missione, testa bassa a raccogliere erbacce. E i risultati sono lì a testimoniare il suo impegno: lungo il perimetro della caserma Valfré,dove è passato Uwa, la differenza si vede eccome.Andate a controllare voi stessi se non ci credete...

Nota della Redazione:“Storie come quella raccontata oggi però si stanno ripetendo, simili, in più parti d’Italia. Difficile stabilire l’attendibilità del racconto ma c’è chi sospetta che possa trattarsi di una nuova forma di racket che organizza chi è disperato e senza lavoro sul territorio.”

martedì 17 aprile 2018

Il silenzio

Tale purificazione della mente mediante il silenzio genera quello spazio vuoto interiore che è la condizione necessaria della retta visione e da cui procede la purificazione del pensiero. Il silenzio interiore è quindi il grembo dell'autentica spiritualità e dell'autentica filosofia.Per questo le grandi tradizioni spirituali dell'umanità collegano la saggezza in modo inversamente proporzionale alla quantità di parole usate: meno si parla, più si è saggi. Pitagora esigeva ben cinque anni di silenzio per gli aspiranti discepoli, la Bibbia ebraica afferma che "chi è parco di parole possiede la scienza, uno spirito silenzioso è un uomo intelligente" (Proverbi 17,27), e per Nietzsche "se si tace per un anno, si disimpara a chiacchierare e si impara a parlare.
Vito Mancuso da Il bisogno di pensare, pp. 157-158

Liberaci dall’indifferenza

O Dio, che hai reso pazzo di amore Gesù, il profeta di Nazareth, come potremo vivere sulla strada da lui percorsa?

Donaci ancora la Tua mano amica perché le prigioni dell'indifferenza, dell'egoismo e dei luoghi comuni non ci riconducano negli spazi del perbenismo. 
Franco Barbero 

L’insegnante di religione cattolica commissario agli esami di terza media?

ROMA-ADISTA. C’è una questione, nella scuola, che è destinata ad esplodere nelle prossime settimane: riguarda la probabile presenza, a partire da quest’anno, dei docenti di Religione Cattolica come commissari nell’esame di Terza Media. C’è infatti un decreto legislativo, il 62/2017 (cui si aggiunge il Decreto Ministeriale n. 741/2017, in particolare l’art.4 comma 2; nonché la nota ministeriale 1865/2017), che cambia, nei fatti ed in maniera radicale quanto per anni disposto dal Testo Unico sulla scuola (d. l.gs. 297/1994, art. 185).
Il decreto 62/2017, all’art. 8 comma 2 recita infatti che «presso le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione è costituita la commissione d'esame, articolata in sottocommissioni per ciascuna classe terza, composta dai docenti del consiglio di classe». Quindi – parrebbe – anche quelli di Religione Cattolica, che sono a tutti gli effetti membri del Consiglio di Classe. E lo stesso decreto (all’art.26 comma 3 lettera “a”) dispone l’abrogazione dei commi 3 e 4 dell’art. 185 del Testo Unico 297/1994, dove si chiariva quali fossero le materie oggetto di esame e i commissari esaminatori. Tra essi, il docente di Religione Cattolica non era presente. La nuova normativa lascerebbe tra l’altro anche aperta la possibilità (probabilmente da realizzare in un secondo tempo) che la Religione Cattolica divenga essa stessa materia d’esame, poiché non sono più precisate le discipline oggetto di valutazione.
Se la volontà ministeriale fosse, come appare dall’analisi della normativa, quella di inserire in modo surrettizio la Religione Cattolica come materia d’esame e includere nella commissione d’esame anche il docente di Religione Cattolica, il governo ed il Ministero dell’Istruzione avrebbe dovuto esplicitare chiaramente questa intenzione, che doveva essere allora realizzata non con un decreto, ma attraverso una legge del Parlamento, che arrivasse alla fine di un dibattito presso l’opinione pubblica e nel Paese, perché si tratta di un’importante novità. Senza considerare che la partecipazione dei docenti di Religione Cattolica all’esame di Stato come membri effettivi della commissione d’esame, creerebbe diversi problemi di ordine organizzativo, a partire da un prevedibile rallentamento delle procedure d’esame, considerando il fatto che non di rado i docenti di Religione Cattolica hanno incarichi anche in 3 o 4 scuole diverse, ma che comunque ogni sottocommissione deve operare con la totalità dei suoi componenti.
La questione aprirebbe anche diversi interrogativi. Ad esempio, se l’Irc (insegnamento della religione cattolica) non diventa – come pare sia l’orientamento del ministero – materia d’esame, a quale fine la presenza del docente di religione? E poi: che succede agli studenti che non si avvalgono dell’IRC? Certo, a quest’ultima obiezione si potrebbe replicare che, come è presente in qualità di commissario, il docente di Religione Cattolica potrebbe anche essere nominato commissario, per quegli studenti che non si avvalgono dell’Irc, il docente di attività alternative. Resterebbero in ogni caso fuori coloro che non hanno scelto alcuna attività alternativa o decidono di uscire dalla scuola durante l’Irc. Va inoltre considerato che, nella prova d’esame (a differenza di quanto avviene nelle operazioni di scrutinio dove il docente di  IRC esprime un giudizio), i voti sono soltanto numerici. Ma se per legge il docente di Irc (e quindi anche quello di una eventuale attività alternativa) può solo formulare un giudizio, e non un voto numerico, come si procederebbe? Infine, il docente di Religione Cattolica, quando si dovrà votare per la promozione o bocciatura (si può infatti bocciare anche in sede di esame di Stato, se le prove risultano insufficienti), si comporterà come agli scrutini di ammissione all’esame, ossia come previsto nel DPR 202/1990, votando solo se il suo voto non risulta determinante? O gli sarà consentito di agire diversamente, facendo pesare il suo voto, anche se determinante?
Se ciò che ormai paventano diversi osservatori ed operatori della scuola, oltre che diverse associazioni che si battono per la laicità della scuola fosse vero, si tratterebbe dell’ultimo atto di un processo iniziato sin dalla revisione del Concordato. Da allora la Religione Cattolica, che pareva uscita dalla porta (non più materia obbligatoria, ma facoltativa), è da subito rientrata dalla finestra: anzitutto perché le ore di Religione Cattolica alla scuola dell’infanzia ed alla scuola primaria sono comunque 2 a settimana; poi perché l’Irc è sì materia facoltativa, ma è comunque curricolare, fa cioè parte del monte ore settimanale delle lezioni che si svolgono al mattino. Va inoltre aggiunto che ad una parte dei docenti di Religione – scelti dalle Curie diocesane, ma pagati dallo Stato – è stata data la possibilità (con un concorso indetto nel 2003) di essere assunti in ruolo, ferma restando la possibilità dei vescovi di revocare in ogni momento, e per qualsiasi ragione, l’idoneità all’insegnamento della disciplina, ma vincolando lo Stato a continuare comunque a pagarli, assegnando loro altre mansioni omogenee al loro inquadramento contrattuale di docenti. In anni recenti (era al governo l’Ulivo, era ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni) al docente di Religione Cattolica è stato consentito di esprimere il proprio voto anche ai fini dell’attribuzione del credito scolastico, che fa punteggio in vista dell’esame di maturità.
Insomma, nei fatti l’Irc, da materia solo sulla carta “facoltativa”, si sta nuovamente trasformando in una ”materia obbligatoria”, seppure con diritto di esonero. La presenza dell’Irc tra le materie d’esame di terza media o dei docenti di Religione in commissione d’esame costituirebbe in questo senso – se venisse realizzata – la classica chiusura del cerchio.
Se diversi indizi non fanno una prova, è però significativo che su culturacattolica.it, portale vicino a Comunione e Liberazione, nella sezione dedicata all’Irc (don Giussani fu per anni docente di Religione Cattolica) già a fine 2017 l’esperto della materia, Nicola Incampo, rispondeva risoluto: «L’IdR farà parte della commissione d’esame di terza media come membro effettivo, però la Religione Cattolica non è materia d’esame».

domenica 15 aprile 2018

Maria ti ascolta

In una parrocchia di Ischia un amico ha trovato questo servizio attraverso il quale si può parlare direttamente con Maria, basta pescare un bigliettino e leggere il messaggio, consiglio di Maria (vedere la seconda foto).