domenica 17 dicembre 2017

Canone eucarestia domenica 17 dicembre

EUCARESTIA DI NATALE - Domenica 17 Dicembre 2017
Coraggio, apri i tuoi occhi!
Il coraggio di tornare a “vedere”, uscendo dal ciglio della strada, 
di dare voce e darsi voce.

MUSICA
G. Per questo Natale ci proponiamo di riflettere sull’importanza di uscire dalla marginalità e dalle nostre piccole realtà quotidiane, che spesso ci ingabbiano, e sull’importanza di non tacere sempre ma di sollevare la propria voce, sia per dare ascolto agli emarginati, sia per darlo a noi stessi. Come Bartimeo trova il coraggio di urlare dal ciglio della strada, così nella vita possiamo dare voce alle nostre idee e necessità senza dover sempre tacere. Come il cieco di Betsàida si lascia trainare passivamente e ha bisogno della mano di Gesù, così noi siamo invitati a riflettere sulla modalità con cui affrontare le difficoltà, talvolta tendente alla chiusura e all’estraniamento dal mondo esterno, e sulla necessità di porgere una mano a chi è in stato di grave sofferenza. La strada in cui Gesù incontra Bartimeo è luogo in cui mettere in discussione se stessi e scegliere di non farsi mettere a tacere da una maggioranza che si adegua a tutto, anche alla violenza ed alla crudeltà; ma è anche luogo in cui incontrare chi vive al margine e lotta strenuamente per una vita dignitosa. E sulla strada ci può essere il miracolo: quello di gridare e togliersi le vecchie vesti per tornare a vedere e quello di decidere di accompagnare qualcuno che ha bisogno di ritrovare la sua strada.

VANGELO (Mc 8, 22-26)
Giunsero a Betsàida, dove gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo. Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?».Quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini, poiché vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa. E lo rimandò a casa dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

VANGELO (Mc 10,46-52)
E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare.Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». E Gesù gli disse: «Và, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.


RIFLESSIONI PERSONALI

1. Un grido di aiuto può avere diverse forme: può essere urlato sino a destare scandalo o essere nascosto nel profondo del proprio dolore, dove nessuno possa vederlo. La sfida che ci si pone davanti è quella di allenare orecchie che colgano le urla più silenziose, occhi che guardino oltre il vestito, oltre il non detto, e cuori che imparino a battere anche per le battaglie degli altri.  
2. Vorrei sapessimo sentirci tutti miracolati in un qualche aspetto della nostra vita, Non è possibile che l’intervento del Nazareno non possa proseguire dilatandosi attraversi i suoi discepoli. Non possiamo accontentarci di contemplare un Messia dispensatore di miracoli ma saper essere a nostra volta strumenti di altri Miracoli.
3. Se solo la sequela cristiana riuscisse ad essere convinta, saprebbe alleviare sofferenze, colmare solitudini, condividere beni: tutti elementi miracolosi.

Riflessione sul Natale:
La lettura dei brani evangelici porta a ragionare sul senso del “tornare a vedere” e visto il periodo imminente del Natale mi chiedo cosa questo possa significare. Ma si può tornare a qualcosa precedentemente dato, a una realtà preesistente. Come abbiamo detto mille volte il Natale non è una festa cristiana: è festa del consumismo o di un malinteso senso di bontà. Ma siamo in grado di fare senza Natale, senza festa del bambinello nella grotta, pur se variamente verniciato di senso religioso? Siamo capaci di tornare a vedere al di là delle leggende, delle tradizioni, delle consuetudini? Ovvero iniziare una ricerca responsabile? Interrogandoci magari su quando o su cosa ha fatto scaturire in noi il desiderio di andare verso Cristo.

Tutti. Eccoci qui insieme a ricordare ancora una volta il cammino di Gesù e a darci il proposito di farne tesoro. Perché queste non siano solo parole vuote, spezziamo insieme questo pane, segno del nostro impegno quotidiano.  

SPEZZIAMO IL PANE
PREGHIERE SPONTANEE

PADRE NOSTRO
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Sostienici nell’ora della prova e liberaci dal male. Amen

LA STRADA (G.Gaber)
C'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza
c'è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada, nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case
le case dove noi ci nascondiamo
bisogna ritornare nella strada
nella strada per conoscere chi siamo.



sabato 16 dicembre 2017

Albert Camus

Perchè un pensiero cambi il mondo, 
bisogna che cambi prima la vita di colui che lo esprime.


Albert Camus

Commento Vangelo domenica 17 dicembre

Giovanni 1, 6-8.19-28
Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu chi sei?». Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Come spesso accade accostandosi alla lettura di passi del vangelo di Giovanni occorre prestare molta attenzione sia allo stile letterario dell’evangelista sia allo specifico contenuto del testo preso in esame.
Qui il focus del discorso è la luce e quale possa essere il valore che questa assume in una responsabile ricerca di fede.
Ora cerchiamo di analizzare la frase: “venne un uomo mandato da Dio”,
questo vangelo ha chiaro quale possa essere il significato di questo rimando ma per noi che oggi lo ascoltiamo o leggiamo è davvero così immediato comprendere questo rimando?
Nel nostro vivere chi può essere un uomo mandato da Dio? È davvero sufficiente pensare che il vangelo sia concluso in sé, nella sua articolazione bimillenaria?
Se non lo si comprende meglio rischia di diventare un libro di archeologia.
Per cui, personalmente suggerirei di provare ad attualizzare questa narrazione: oggi chi sono gli uomini mandati da Dio, qual’è l’accoglienza che viene riservata a loro?
Anzi, non vorrei generalizzare, ma ognuno è affidatario di un compito.
Quindi credo che una pista di riflessione personale può essere: in quale modo ognuno di noi può sentire di esser individuo mandato da Dio, ovvero a cui è stato affidato un preciso compito.
Proseguiamo cercando di scoprire quale possa essere la testimonianza richiesta a ognuno visto che è insufficiente considerare una testimonianza suprema,,. o meglio definitiva. È necessario saper andare verso una testimonianza diffusa. Si tratta di riuscire da parte di ognuno a dare testimonianza alla luce con la miriade delle nostre esperienze sempre parziali, sempre esposte alle contraddizioni ma pur sempre insostituibili
Può esser utile fermarsi a riflettere su due termini abbastanza simili che troviamo in questo brano: luce e voce, non credo sia casuale questo avvicinamento proposto alla nostra esperienza. La luce illumina il buio, mentre  la voce permette di comunicare, rompe il silenzio.
Vi sono 2 negazioni necessarie: quella del buio e quella del silenzio inteso come mancanza d’espressione.
Il riassunto semantico dell’esperienza di Gesù è stato quello di far vedere e di far parlare coloro che erano impediti dal poterlo fare. Ovvero gli esclusi: questo continua ad essere l’obbiettivo aperto al nostro vivere.
L’istanza di giustizia dei poveri, degli emarginati, dei reietti è la maggior voce inascoltata dell’esperienza umana e viene da pensare che l’anelito di giustizia sarà sempre irrisolto: eppure va perseguito, va ricercato e questo sembra essere condizione irrinunciabile. Tuttavia, quest’insistenza sulla luce, deve anche portare a riflettere su uno stile di vita che identifica nella luminosità il valore supremo da ricercare e da esibire. Un’esperienza vitale che voglia dirigersi verso la responsabilità e l’attenzione deve anche sapersi misurare con le luci illusorie, lo sfarzo luminoso della luce consumista che riesce soltanto ad abbagliare, non certo a far vedere.
Una metafora significativa può esser quella che per una ricerca efficace è preferibile il lume di una candela che deve esser curato, seguito quasi alimentato perché possa proseguire nella sua capacità di illuminare oppure di render testimonianza.


Walter Primo

giovedì 14 dicembre 2017

15 dicembre Torino Corso biblico


Domani, venerdì 15 dicembre dalle ore 17,45 alle ore 19,15: incontro del Corso biblico di Torino (Via Principe Tommaso, 4), si inizierà la lettura del primo Libro di Samuele. Gli incontri sono aperti a tutte/i, per informazioni telefonare a Maria Zuanon 3497206529.