martedì 28 marzo 2017

Incontri Comunità nascente mese di Aprile

Ciao a tutte/i
il prossimo incontro della Comunità nascente sarà domenica 30 aprile (in via Principe Tommaso, 4 a Torino) e l’eucarestia-predicazione sarà preparata da Anna, Fernanda e Sergio. 
Il programma della giornata sarà il seguente: dalle ore 10,00 arrivi e accoglienza, alle 10,30 verrà celebrata l’eucarestia ricordando la cena pasquale ebraica (Seder) poi pranzo comunitario autogestito (chi desidera potrà portare qualcosa e poi si mangerà tutte/i insieme) e nel pomeriggio programmazione. L’incontro terminerà verso le 15,30.

Vi rammento che gli incontri del mese di novembre sono:
  • venerdì 7 aprile dalle ore 17,45 alle ore 19,15: incontro del Corso biblico di Torino (Via Principe Tommaso, 4), si leggerà il libro di Giosué che può essere accostato per sommi capi, applicando le informazioni acquisite negli ultimi incontri sul paradigma archeologico. incontri sono aperti a tutte/i, per informazioni telefonare a Maria Zuanon 3497206529.
  • venerdì 21 aprile dalle ore 17,45 alle ore 19,15: incontro del Corso biblico di Torino (Via Principe Tommaso, 4), si continuerà la lettura del libro di Giosuè. Gli incontri sono aperti a tutte/i, per informazioni telefonare a Maria Zuanon 3497206529.
  • domenica 30 aprile ore 10,00: incontro mensile della Comunità nascente di Torino.   
  • sabato 27 maggio ore 10,15 a Chieri: in questa giornata si svolge l’incontro della Comunità di Chieri, come Comunità nascente si è sempre pensato di partecipare agli incontri delle altre comunità per confrontarsi tutte/i insieme quindi abbiamo pensato di accogliere l’invito di don Franco (anche per evitare un viaggio in più a don Franco) e anticipare al sabato l’incontro mensile. Appena possibile saranno fornite tutte le indicazioni logistiche, possiamo già anticipare che il tema della giornata sarà: “La nostra vita e fede tra disperazione e speranza".
Per la lettura del libro di Giosuè don Franco consiglia: Jerome Creach, Giosué, Claudiana , pag,192 euro 16 e Borghi-Petralio, La Scrittura che libera, Borla euro 30.00. Devo dire che noto una certa  "scarsità" numerica di lettori dei mille libri che suggerisco. La vita  - capisco - è fatta di tante incombenze  quotidiane, ma....non priviamoci della gioia della lettura e di un impegno di approfondimento sistematico.
Ultima cosa vi ricordo che chi avesse del materiale (articoli, riflessioni, preghiere, canzoni, foto…) che desidera pubblicare sul blog della comunità  ( http://comunitanascentetorino.blogspot.it/ ) lo potrà inviare o a Marianna ( phorfyra@gmail.com ) o a me ( annaserafini79@gmail.com ). Con la partecipazione di tutte/i il blog diventerà sempre più attivo!
Un abbraccio

Anna

domenica 26 marzo 2017

L'omosessualità: questione di biologia

Uno studio dell’Università di Torino svela un complesso meccanismo con cui geni e ambiente regolano il comportamento sessuale nei topi. E conferma come l’attrazione sessuale sia un fenomeno fondamentalmente biologico, indipendentemente dal sesso da cui si è attratti.

L’attrazione sessuale è un fenomeno complesso, ancor di più se si cerca di comprendere cosa indirizza il nostro desiderio verso l’uno o l’altro sesso. È la natura, l’ambiente o la cultura a determinare il nostro orientamento sessuale? O magari ognuna di queste componenti svolge un ruolo, più o meno importante, nel gioco dell’attrazione? Il tema è più che mai controverso e la scienza non ha ancora espresso un parere definitivo. Ma un nuovo studio del Nico – Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi – dell’Università di Torino fornisce un nuovo, interessante, spunto di riflessione. La ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, rivela infatti come nei roditori l’attrazione per l’uno o l’altro sesso sia legata da una complessa interazione tra geni e ambiente, guidata da un processo definito neurogenesi adulta: l’integrazione di nuovi neuroni in alcune specifiche aree del cervello. I risultati, avvertono i ricercatori torinesi, non ci dicono molto sui meccanismi che agiscono all’interno del cervello umano, ma non fanno che sottolineare come eterosessualità e omosessualità siano fenomeni di natura fondamentalmente biologica. 

La scoperta, raccontano i ricercatori, è arrivata quasi per caso. La ricerca ha preso infatti il via dallo studio della neurogenesi adulta in due aree del bulbo olfattivo del cervello dei topi. “Queste aree del cervello svolgono un ruolo estremamente importante nei roditori, perché regolano l’integrazione sociale e i comportamenti riproduttivi”, spiega Paolo Peretto, professore di anatomia comparata e citologia dell’Università di Torino e del Nico, che ha coordinato la ricerca. “L’aggiunta di nuovi neuroni è quindi un fenomeno critico di plasticità neurale, che permette agli animali di rispondere agli stimoli che arrivano dall’ambiente”. 

Nello studio i ricercatori del Nico hanno lavorato con una particolare popolazione di topi che (a causa di una mutazione genetica) presentano un basso numero di neuroni ipotalamici GnRH, cellule del sistema nervoso che svolgono un ruolo fondamentale nel regolare l’attività delle gonadi (i testicoli in questo caso). A renderli un modello di studio interessante, chiarisce Peretto, è il fatto che gli ormoni sessuali prodotti dalle gonadi (detti feromoni) svolgono a loro volta un ruolo chiave nel modulare la produzione di nuovi neuroni nel cervello adulto. Nelle femmine infatti l’esposizione a feromoni maschili innesca la produzione di neuroni nel bulbo olfattivo e attiva in seguito i comportamenti riproduttivi. Mentre nei topi maschi normali, esposti quindi ad alti livelli di testosterone (l’ormone sessuale maschile), i feromoni maschili non innescano nessun fenomeno di neurogenesi. 

Andando a indagare cosa succede nei topi affetti da ipogonadismo (la bassa attività delle gonadi dovuta alla mancanza di neuroni GnRH), i ricercatori hanno fatto la loro scoperta: se vengono esposti ai feromoni maschili, nel cervello di questi maschi con bassi livelli di testosterone si assiste a un fenomeno di neurogenesi identico a quello delle femmine. Non solo, anche il comportamento sessuale muta: in assenza del testosterone, la modulazione dei circuiti neurali indotta dai feromoni spinge questi animali a preferire la compagnia maschile. 

“Questi topi si accoppiano regolarmente con le femmine, ma in presenza di feromoni maschili il loro cervello si comporta come quello femminile, e gli animali esibiscono una maggiore attrazione per gli individui dello stesso sesso”, conclude Peretto. “È un’interessante dimostrazione del fatto che l’attrazione sessuale è un fenomeno pienamente biologico, regolato dall’attività del cervello che nasce dall’interazione tra geni e ambiente”. 

Canone eucarestia domenica 26 marzo

EUCARESTIA
Domenica 26 Marzo 2017
“L’importanza di riappropriarsi del tempo e della festa”

MUSICA

“Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco” dice Erri De Luca. Quante volte nella nostra vita siamo davvero riusciti a vivere l’attimo senza preoccuparci di nient’altro? Forse raramente, forse mai. Eppure la vita è fatta di tanti attimi, alcuni straordinari e altri magari molto meno, ma non per questo meno meritevoli di essere vissuti e assaporati. “Un tempo limitato contiene la stessa quantità di piacere del tempo illimitato, se i piaceri vengono calcolati con saggezza” (Epicuro): non è, quindi, necessario attendere di disporre di chissà quanto tempo per realizzare qualcosa di piacevole o che si è sempre rimandato, ne basta anche poco. Siamo troppo spesso una “società dell’attesa”, che vive rimandando a quando avrà più tempo, dimenticandosi, alla fine, di vivere realmente. Questa presunta carenza di tempo alle volte rappresenta la scusa perfetta per non affrontare situazioni o persone. Rispetto al tempo, spesso ci sentiamo sempre un passo indietro, sempre in perdita. Fermiamoci a dare senso ai nostri attimi che scorrono e, allora, forse non saremo rimasti in perdita.

VANGELO (Gv 9, 1-41)
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

CORANO (Sura 103, “Il tempo”)

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
1. Per il Tempo!
2. Invero l’uomo è in perdita,
3. eccetto coloro che credono e compiono il bene, vicendevolmente si raccomandano la verità e vicendevolmente si raccomandano la pazienza.

RIFLESSIONI PERSONALI
MUSICA

1. La cosa più preziosa che puoi ricevere da chi ami è il suo tempo. Non sono le parole, non sono i fiori o i regali. E’ il tempo. Perché quello non torna indietro e quello che ha dato a te è solo tuo, non importa se è stata un’ora o una vita.

2. Riappropriamoci del nostro tempo, per osservare il sole che nasce e che muore, per prestare attenzione a chi cade, per ascoltare realmente la risposta ad un nostro “come stai?”.
3. In questo giorno di comunità, in questo giorno di festa, riassaporiamo il piacere di dedicarci e dedicarvi attimi di condivisione, crescita e gioia dello stare insieme.
4. Diamo valore a ogni attimo della nostra vita: non esiste un tempo perso, viviamo e non lasciamo che sia la vita a viverci sterilmente.
Tutti. Ed ora, lentamente, spezziamo questo pane, come a suo tempo fece Gesù con i discepoli, per fare nostra questa eucarestia, rendendo grazie per l’immenso dono del tempo, un privilegio da non dare mai per scontato.

SPEZZIAMO IL PANE
MUSICA
PREGHIERE SPONTANEE

PADRE NOSTRO
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Sostienici nell’ora della prova e liberaci dal male. Amen

AUGURIO
Non ti auguro un dono qualsiasi,
Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo per
ché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.

                                                       Elli Michler

sabato 25 marzo 2017

Preghiera

Dio è seduta e piange: la meravigliosa tappezzeria della creazione,
che aveva tessuto con tanta gioia, è mutilata, é strappata a brandelli,
ridotta in cenci; la sua bellezza é saccheggiata dalla violenza.
Dio è seduta e piange,
Ma. guardate, raccoglie i brandelli per ricominciare a tessere.
Raccoglie i brandelli delle nostre tristezze, le pene, le lacrime, le frustrazioni
causate dalla crudeltà, dalla violenza,
dall'ignoranza, dagli stupri, dagli assassinii.
Raccoglie i brandelli di un duro lavoro,
degli sforzi coraggiosi, delle iniziative di pace,
delle proteste contro le ingiustizie.
Tutte queste realtà che sembrano piccole e deboli.
Le parole, le azioni offerte in sacrificio,
nella speranza, nella fede, nell'amore.
Guardate! Tutto ritesse con il filo d'oro della gioia.
Dà vita a un  nuovo arazzo, una creazione ancora più ricca,
ancora più bella di quanto fosse l'antica!
Dio é seduta, tesse con pazienza, con perseveranza
e con il sorriso che sprigiona come un arcobaleno
sul volto bagnato di lacrime.
E Ci invita a non offrirle soltanto i cenci e i brandelli delle nostre
sofferenze e del nostro lavoro.
Ci domanda molto di più.
Di restarle accanto davanti al telaio della gioia,
e di tessere con lei l'arazzo della nuova creazione.


M. Riensiru