venerdì 11 agosto 2017

COMMENTO AL VANGELO DOMENICA 13 AGOSTO

+ Matteo 14,22-33

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Ogni credente in Dio può pensare di immaginare il suo proprio cammino di avvicinamento come un viaggio in barca (ma penso che possa anche andare bene un aereo, un cammino a piedi o a cavallo, l’importante è che sia un tragitto da compiere) sapendo di poter incontrare elementi naturali lungo il percorso (onde altissime, vento impetuoso, vortici, vuoti d’aria, rocce, paludi, piogge, siccità). Prima della partenza sarà necessario farsi un esame di coscienza per capire se si è pronti al viaggio, raccogliere le proprie forze, cercare amici per il percorso e affidare la propria decisione nelle mani stesse del Padre/Madre; un ritirarsi nel proprio intimo.
Lungo questo cammino sicuramente si incontreranno forze decisamente contrarie e un valido aiuto sarà quello di prendere la figura di Gesù come riferimento. Capire che anche Lui ha fatto un analogo cammino e pensando alle sue azioni e alla sua determinazione potere proseguire il cammino, magari dopo tentennamenti, passi indietro, tradimenti a noi stessi, autogiustificandosi per la nostra mollezza (tutte azioni così profondamente umane!). L’uomo Gesù sarà il nostro punto cardinale di riferimento.
Questo traggo da questa pagina di insegnamento di Matteo alla sua comunità ma spicca l’ultima osservazione scritta: ”Davvero tu sei figlio di Dio” che nel linguaggio di allora stava a significare che una persona era vista come un ricercatore/costruttore della parola di Dio, non certo come figlio biologico e non certamente essere scambiato per Dio stesso.

Sergio

Nessun commento:

Posta un commento